fbpx

Quando la neve imbiancò San Pietro e le coste italiane: il gelo di fine febbraio 2018

di meteotrip
0 commenti

Intorno al 20 febbraio 2018 una massa di aria gelida e neve si mette in moto dalla Siberia verso l’Europa.

Il suo movimento anti-zonale è innescato da un anomala debolezza del vortice polare, sconquassato da un precedente, forte stratwarming che ne ha minato la compattezza. Per questo motivo l’anticiclone delle Azzorre ha potuto spingersi fino al Polo, innescando la marcia fredda verso sud di un autentico pezzo di Artico russo. Con queste premesse, un lago gelido avanza spedito intorno al 23-24 febbraio sulle nazioni Baltiche, Ucraina, Polonia,  fino ad abbracciare l’Europa centro-orientale (fig. sotto).

Sabato 24 febbraio 2018: l’alta pressione delle Azzorre si spinge fino al polo e innesca la discesa gelida sul comparto russo-baltico

Caratteristica dell’aria siberiana, oltre alle temperature che toccano i meno 20°C alla quota di 850hpa, è la densità pellicolare. Questa caratteristica permette alla massa d’aria di adagiarsi immediatamente al suolo, facendo crollare in pochi minuti le temperature nei luoghi su cui si propaga.

24 febbraio 2018: temp. a 850 hpa (1500 mt circa)

Il vento di Buran, originatosi nelle steppe euro-asiatiche, irrompe in Italia domenica 25 Febbraio, principalmente dalla porta della Bora. In questa prima fase le regioni più coinvolte sono quelle del centro nord. Nella primissima fase dell’irruzione gelida spolverate di neve interessano la Pianura Padana e le regioni dell’alto adriatico. L’aria fredda pellicolare, nell’avanzare verso sudovest, scalza l’aria mite e umida presente sul Tirreno, producendo nubi per sollevamento. Su Liguria e Toscana si hanno nevicate già domenica pomeriggio. Si tratta di neve fitta a piccole falde che dura fino a sera e copre di alcuni centimetri le zone interne della Toscana. Le temperature crollano e il gelo blinda la neve appena caduta.

I terrazzamenti delle Cinque Terre (Liguria) il 25 febbraio 2018
Tra Ventimiglia e Mentone, 25 febbraio 2018

Lunedì 26 febbraio inizia a nevicare intensamente sui litorali delle Marche. La vera notizia però è l’intensa nevicata, prevista solo all’ultimo, su Roma e le spiagge laziali, provocata da un fronte nuvoloso carico di umidità generatosi sul Tirreno centrale, reazione all’ingresso freddo sui mari occidentali. 10-15 cm ammantano la capitale e anche il centro sud inizia ad essere interessato direttamente dal Buran. Scorrendo sul mare Adriatico le freddissime correnti da est si umidificano e generano nevicate abbondanti dalla Romagna in giù, anche sulle spiagge. Nell’entroterra romagnolo gli accumuli arrivano a 1 metro. Più a sud, neve in Abruzzo, Molise e Puglia, abbondante a Bari, in particolare Martedì 27.

Campidoglio, 26 febbraio 2018
La spiaggia di Ostia il 26 febbraio 2018
Ladispoli, Roma, 26 febbraio 2018

Questa giornata sarà storica anche sul versante tirrenico della Campania e in particolare a Napoli, che vede cadere 10 cm in centro, 20 su quello collinari. Il bolide freddo abbraccia quasi tutta Italia, con temperature davvero insolite, anche di giorno. Al nord, Toscana, Umbria e Marche si verificano giornate di ghiaccio, con massime sotto lo zero anche nelle ore centrali, e minime a doppia cifra fino a -15 °C.

Rimini, 27 febbraio 2018
Bari, 27 febbraio 2018
Napoli, 27 febbraio 2018
Procida
Temperature la sera del 27 febbraio

Intanto, il nocciolo più freddo della discesa siberiana ha oltrepassato le Alpi e si è diretto verso Francia e Isole Britanniche. La sua corsa continua in Oceano Atlantico, dove si appresta ad agganciare e alimentare una profonda depressione a largo delle coste iberiche. Un aspetto che nei giorni successivi andrà a influire in maniera determinante sul tempo in Italia.

San Teodoro, Sardegna, 27 febbraio 2018

Intanto la mattina di mercoledì 28 è la più fredda. Si registrano temperature abbondantemente sotto lo zero anche in zone il cui il gelo è semi sconosciuto, come Gorgona o Portoferraio, all’Isola d’Elba. Indice che il freddo è penetrato molto bene fin sul mare, depositandosi e consolidandosi nei bassi strati. Nel proseguo della giornata di mercoledì, da ovest, si affaccia lungo il Tirreno la parte più avanzata di una perturbazione atlantica. Viene spinta dalla citata depressione, rinvigorita proprio da quell’aggancio con l’aria fredda avvenuto in Oceano (fig. sotto). Come detto sull’Italia centrale e settentrionale si è formato un solidissimo cuscino freddo, molto ben ancorato al suolo grazie alla natura dell’aria russa, pesante e densa, sia alla calma di vento.

28 febbraio: l’aria fredda aggancia una bassa pressione in oceano Atlantico e le correnti si dispongono da ovest

Dalla mezzanotte di mercoledì 28 febbraio l’aria atlantica mite e umida, sospinta alle alte quota da venti caldi sciroccali che scivolano sul cuscino di aria fredda, dà luogo alla più classica delle nevicate da scorrimento. Inizia a nevicare sul litorale tirrenico della Toscana e man mano verso l’interno delle regioni centrali con temperature comprese tra zero e meno 4°C. All’alba del 1° marzo Toscana, Umbria e Marche si risvegliano imbiancate da neve di ottima qualità, con accumuli che vanno dai 5 ai 20 cm a tappeto, ad eccezione dei litorali toscani centro-meridionali, dove lo scirocco già fa sentire il suo alito, e la pioggia ha sostituito la neve.

Immagine satellitare del 1 marzo 2018: il tappeto di nubi che genera nevicate al Centro e al Nord inizia a tingersi di giallo a partire dalla Sardegna, per la presenza di sabbia sahariana sospinta dallo scirocco

Dopo le 10 del 1 marzo le correnti in quota si fanno sempre più tiepide, fino a +2 °C, +4 °C a 1500 mt sull’Italia centrale, mentre al suolo resiste un serbatoio freddo e le temperature non superano gli 0 °C. Ecco il temuto fenomeno della pioggia congelantesi. Emblematico il caso della Toscana centrale e settentrionale, dove una brezza al suolo dal nordest continua a pescare aria fredda dal catino padano, mentre il cielo si colora di rosso per la sabbia sahariana che alle alte quote è trasportata da tesi venti meridionali. La situazione è completamente rovesciata. La neve si trasforma in pioggia già sotto i 1500 mt, ma nei pressi del suolo incontra temperature negative e torna allo stato solido al contatto con le superfici. Tutto si ricopre di una glassa vitrea che impacchetta letteralmente il paesaggio, in molti casi ancora abbondantemente innevato.

Il gelicidio del 1 marzo 2018 a Casole d’Elsa (Siena), foto di Simone Cicalini

Dalle 11 del mattino fino a tutta la serata del giovedì, la situazione non cambia. Per durata e intensità, è un rarissimo caso di gelicidio in Toscana, con addirittura tracce di sabbia sahariana che si scorgono nelle stalattiti di ghiaccio in formazione sotto tetti e rami. Intanto, la perturbazione risale fino alle regioni del Nord, ove ovviamente nevica, ma per le caratteristiche della Valpadana, questa è la normalità. Intanto, a Palermo la temperatura è schizzata a 20 °C, a Roma e Napoli, poche ore prima sotto la neve, si registrano 13 °C.

I tempi di ritorno di un evento simile

A scala globale, questo ramo del vortice polare a spasso verso sudovest ha provocato notevoli disagi e alcune vittime in tutta l’Europa centrale e fin verso l’Irlanda. Su quest’ultima si sono verificate nevicate storiche, grazie all’esplosiva interazione con le correnti oceaniche, un po’ come accaduto per l’Italia, ma senza il richiamo caldo dello scirocco. Una settimana in cui l’atmosfera ha visto alternarsi manovre da manuale, regalando le situazioni meteo invernali più estreme e interessanti. Dalla pioggia allo scaccianeve, dal freddo secco alla neve da addolcimento, fino al gelicidio “rosso” per il pulviscolo sahariano. Contrasti che hanno tempi di ritorno probabilmente decennali per entità e dinamica.

Lorenzo Pini

potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento

Questo blog utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Puoi disabilitare i cookies dalle impostazioni del tuo browser. Accetto Maggiori Informazioni